Posillipo degli Innamorati

Posillipo degli Innamorati

Racconti e dicerie
“O indimenticabili notti, create per l’amore! O eternamente bello golfo di Napoli, dall’amore e per l’amore creato!”
 (Matilde Serao, Leggende Napoletane)
Luogo di ville nascoste e sentieri clandestini tra le grotte, di cale selvagge frustate dalle onde, di spiagge, pescatori, di rovine divorate dal mare, Posillipo promette già nel suo antico nome greco una tregua dagli affanni del mondo. E se in questo golfo i nomi portano il peso di un auspicio, la protagonista della nostra storia non poteva che essere ricordata come Tecla – “meravigliosa” – ma anche, nella saggezza popolare, “cuore colpevole”.

posillipoDi lei si dice che fosse bellissima, e andata in sposa giovane ad un marito molto ricco, Bruno. Tecla era sempre stata fedele ai suoi doveri, orgogliosa della sua posizione in società, e del tutto indifferente alle frivolezze dell’amore.

Ma nemmeno il cuore più freddo è immune ai capricci del destino. E una sera, ad una festa fatale, lo sguardo di Tecla incrociò quello di Aldo. Si dice che bastò quello sguardo scambiato in una sala affollata a far innamorare perdutamente i due giovani. Un amore colpevole, certo, ma così intenso da consumare come una malattia la bella sposa. Per settimane, dopo quella notte, Tecla non dormì più. Languiva in silenzio alla sua finestra, fissando il mare scuro, sospirando. Al marito Bruno, che preoccupato la guardava deperire, non poteva confessare la fonte del suo dolore. La passione bruciante che lei dedicava a un altro.

Poi, una notte, mentre Tecla ancora guardava le onde rischiarate dalla luna, sotto la sua finestra comparve Aldo, trionfante, su una barchetta. Lui l’aveva ritrovata, e niente più li avrebbe tenuti divisi.

Così iniziarono gli incontri dei due amanti sotto le stelle, con la notte come coperta e la barchetta come talamo. Un amore segreto, proibito, che poteva esistere solo tra le onde scure del golfo. Ma l’amore è insaziabile, si sa, e non si accontenta delle ombre. Così i due amanti decisero di abbandonare tutto, di fuggire via. Aldo venne a prendere Tecla per l’ultima volta.

C’è chi vuole che quella notte il mare fosse in tempesta, chi dice che la bella Tecla avesse il cuore stretto da un oscuro presentimento. Certo il cielo era nero e senza luna mentre i due amanti scivolavano tra le onde complici del loro amore clandestino.
posillipo2 Erano già al largo, quando comparve un bagliore, come la luce di una lampara. Una lanterna che veloce si faceva sempre più vicina. Quel barcaiolo scuro era il marito tradito, che, folle di rabbia, speronò la loro barchetta, facendola capovolgere. Tra le onde che montavano la stessa barca di Bruno si sbilanciò, facendo rovinare l’uomo tra i flutti. I due amanti, avvinghiati in un abbraccio, per tre volte si scambiarono un tenero bacio, una promessa d’amore eterno siglata con il mare. E per tre volte il marito furente li maledì mentre affogava.

C’è chi dice che i corpi dei due giovani furono spinti dalle correnti su una spiaggia vicina in una serena alba di tre giorni dopo, ancora stretti l’uno all’altro e con un sorriso sui volti cerulei, come se l’estasi dell’amore avesse cancellato la morte. Chi dice siano scomparsi tutti nelle acque in tempesta.

Molte sono le versioni che passano di bocca in bocca, di testimone in testimone, di questa storia. Ma, che sia all’alba o nelle notti d’estate o con il rossore del tramonto, tutte concordano su una cosa: la barchetta si mostra solo a chi palpita d’amore intenso e sincero. Appare dalla riva di Posillipo, attraversa al largo Mergellina, Chiatamone, Santa Lucia, oltrepassa il porto, e raggiunge le acque agitate del Carmine. Compie lo stesso percorso che portava i due innamorati verso la libertà. Poi una luce le si avvicina minacciosa, un’ombra la sperona e tutto scompare.

Nel tesoro di leggende e fantasmi, di storie d’amore e di morte che Posillipo custodisce nelle sue ossa di tufo, questa appartiene al mare. Questa più di tutte, appartiene agli amanti.
Testo e foto: Rita Di Candia


Tales and hearsay 
Posillipo for lovers
“Oh unforgettable nights, created to love! Oh eternally beautiful gulf of Naples, from love and to love created!”
 (Matilde Serao, Neapolitan Legends)

Place of hidden villas and secret paths among the caves, of wilds coves lashed by the waves, of beaches, fishermen and ruins eaten up by the sea, Posillipo is a promise of a break from the troubles of the world, beginning with its ancient Greek name. And if it is indeed true that in this gulf names carry an omen, the protagonist of our story can be no other than Tecla               – wonderful- but also, by popular wisdom, ‘the guilty heart’ .

The story says Tecla was lovely and married a very rich husband, Bruno. She had always been faithful to her duties, proud of her social stand, and totally untouched by such trivialities as love. But not even the coldest of hearts can defy destiny.

And one evening, at a party, Tecla’s eyes met Aldo’s. They say that look across a crowded room was enough for the two of them to fall in love. A guilty love, that’s for sure, but so intense to consume the beautiful bride like a disease. For weeks, after that night, Tecla wouldn’t sleep anymore. She languished silently at the window, starting at the dark sea, sighing. To her husband Bruno, who worriedly looked at her deteriorating, she couldn’t confess the reason of her pain. The burning passion she dedicated to somebody else. Then one night, while Tecla still looked at the waves lighted up by the moon, under her window, Aldo appeared triumphantly, on a little boat. He had found her again, and nothing would have come between them. So began their meetings underneath the stars, with the night as their blanket and the little sailboat as their bridal bed. A secret, forbidden love, which could only exist in between the dark waves of the gulf. But we all know love is never sated and won’t be satisfied living on scraps. That’s why the lovers decided to leave everything behind and run away. Aldo came to pick Tecla up for the last time. Some say the sea was stormy that night, others that the lovely Tecla had a sinking feeling in her heart. Sure the sky was black and moonless while the lovers slid away in the waves that had been so kind to their secret love. They already were in open sea, when a flare appeared, like a lamp light. A lamp that swiftly got closer and closer. The dark sailor was the betrayed husband who, blinded by rage, rammed their small boat, flipping it over. In the mounting waves Bruno’s boat lost its balance, too, and he fell in the surges. The lovers, holding on to each other, kissed tenderly three times, a promise of eternal love sealed with the sea. And three times the raging husband cursed them while he drowned. Some say the bodies of the lovers were carried by the current on a nearby beach on a quiet dawn three days later, still holding on to each other with a smile on their cerulean faces, like love had managed to wipe death out. Some say they all disappeared in the stormy waters. There are many versions of the story, travelling from place to place, from testimony to testimony. But whether they take place at dawn, or in a summer’s night or in the redness of the sunset, they all agree on one thing: the little sailboat can be seen only by those who feel true and sincere love. It appears in front of Posillipo, sails through Mergellina, Chiatamone, Santa Lucia, slides past the harbour and reaches the stormy waves of the Carmine. Following the same path leading the lovers to freedom. Then a light gets menacingly closer, a shadow rams it and everything disappears. In the treasure box of legends and ghosts, stories of love and death that Posillipo holds in his tuff bones, this one belongs to the sea. This one, more than any other, belongs to the lovers.